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La posta di Lavoro e Sociologia: dopo la laurea, che fare?

Ci scrive la nostra gentile lettrice Alessandra:

Salve ragazzi sono una quasi neolaureata (dicembre 2011) in sociologia con indirizzo economico all’università Federico II di Napoli, vi scrivo perchè ho urgente bisogno di voi………. da gennaio che cerco lavoro attraverso i siti come penso la gran parte di voi, ma il mio problema è che non ho ancora ben capito cosa posso fare e cosa no e quindi penso che sbaglio a cercare!!!!!! mettendoci le condizioni del mercato del lavoro a volto mi sento veramente bloccata!!!! datemi una mano aspetto con ansia una vostra risposta.

Pubblichiamo la lettera di Alessandra perchè sintetizza molte domande che spesso voi lettori ci ponete scrivendoci su Facebook o tramite la nostra mail. Purtroppo dare una risposta è davvero difficile perchè le uniche persone che possono dirci quale strada percorrere nel mondo del lavoro siamo noi stessi..

Tuttavia qualche consiglio può risultare utile a definire meglio il proprio progetto professionale come cercheremo di fare in questo post.

Innanzitutto torniamo sul concetto di progetto professionale: definire un progetto professionale significa essere innanzitutto consci di quelle che sono le nostre aspirazioni, le nostre esperienze e soprattutto i nostri valori. Si tratta semplicemente di riflettere un po’ su se stessi e ripercorrere quelle che sono state le esperienze che ci hanno portato a laurearci in sociologia.

Per non sembrare troppo psicologici cerchiamo di dare qualche consiglio più pratico:

1) stendere un CV un po’ particolare, che possiamo definire CV biografico contenente non solo le nostre esperienze lavorative e formative ma anche informazioni più personali come le attività di volontariato svolte durante la propria vita, l’appartenenza ad associazioni, l’orientamento politico etc. Ovviamente si tratta di un CV riservato che nessun datore di lavoro mai vedrà e che ognuno custodisce nel proprio pc.

Ogni esperienza professionale, formativa, di volontariato o associativa svolta dovrà contenere un commento personale che ci aiuterà a comprendere cosa ci ha lasciato quell’esperienza e a renderci più consapevoli del nostro percorso che, inconsciamente, abbiamo già iniziato.

Una volta ultimata la stesura rileggiamo il nostro CV biografico cercando di essere davvero onesti con se stessi e iniziando ad escludere professioni non in linea con la nostra esperienza e i nostri valori. Facciamo un esempio per chiarire meglio questo punto: poniamo il caso di essere dei laureati in sociologia con qualche esperienza lavorativa nel settore del sociale e attività di volontariato nel settore della disabilità. Chiediamoci: potrei lavorare in un settore, ad esempio, come quello delle risorse umane dove è necessario avere un’attitudine molto distaccata dai problemi delle persone e occorre essere molto oggettivi nel valutare le abilità di un candidato? Ovviamente solo noi possiamo dare una risposta a questo interrogativo ma è ovvio che forse più attinente alla nostra personalità sarebbe proseguire il percorso nel sociale provando a inviare CV a delle cooperative o partecipare a concorsi in quel settore spendendo energie in quella direzione.

2) Informarci sulle professioni. Quello che manca, nella formazione italiana è l’orientamento. Spesso ci troviamo a vagheggiare ipotetici sblocchi occupazionali di cui nulla sappiamo a parte il nome per dimostrare agli altri che qualcosa, in fondo, sappiamo fare. Questo ci porta a rafforzare in noi delle convinzioni che non hanno alcuna base empirica. Per cui, informiamoci.

Ci sono progetti nati proprio per favorire l’orientamento professionale e la conoscenza concreta dei vari profili professionali: Atlante delle Professioni e Isfol hanno realizzato dei portali molto interessanti e curati proprio a questo proposito. Consultarli può aiutarci a calarci dentro una determinata professione. Atlante delle Professioni ha realizzato addirittura delle video-interviste con dei professionisti che descrivono il proprio lavoro.

3) Un altro consiglio è quello di seguire corsi professionalizzanti oppure effettuare degli stage nel settore in cui ci piacerebbe lavorare. Occorre però distinguere bene le due tipologie:

– i corsi professionalizzanti hanno un contenuto ancora teorico che ci permette di entrare nel merito della professione e comprenderne meglio alcuni aspetti. Fate molte domande ai vostri docenti di corso per capire degli aspetti pratici e valutarli alla luce delle vostre attitudini.

– lo stage, invece, è un capitolo critico. Attualmente è l’unico strumento che ci consente di vivere una determinata esperienza sul campo e mettere in pratica le nostre attitudini imparando una professione. Questi nobili propositi, purtroppo, si scontrano spesso con una realtà fatta di aziende ed enti a cui della nostra formazione interessa ben poco e hanno bisogno di manodopera a costo ridotto. Questa contraddizione rende lo stage uno strumento ambiguo e occorre soppesare queste due possibilità anche alla luce dei propri bisogni economici. In ogni caso, se l’obiettivo è imparare, un breve periodo di stage (soprattutto durante gli studi) può aiutarci a capire se quel lavoro fa per noi.

Detto questo ora tocca solo a noi stessi perché questi consigli si possono mettere in pratica solo con la nostra stessa volontà..

La redazione

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